“Durante i piacevoli convivi di un gruppo di intellettuali brianzoli, la conversazione spesso si spostava dai temi letterari a quelli enogastronomici. Un giorno, si arrivò a discutere dell’amore per il vino dei grandi poeti dell’Ottocento.
Tra le varie figure citate, emerse la figura di Alessandro Manzoni. Un partecipante, il notaio Franceschetti, rivelò di aver scoperto, grazie a un’antica rivista, che il celebre scrittore era un grande appassionato di un vino particolare: il Serbillano di Lesa. Questo nettare, prodotto sulle colline del Lago Maggiore, era talmente amato da Manzoni da fargli preferire questo vino a tutti gli altri, tanto da convincere persino la sua astemia moglie, Giulia Beccaria, a gustarlo.
La scoperta suscitò grande interesse tra i commensali, che iniziarono a immaginare Manzoni intento a degustare questo vino raro e pregiato, in contrasto con l’immagine più austera che spesso se ne ha. Purtroppo, il Serbillano è oggi un vino perduto, vittima della fillossera e del passare del tempo. Tuttavia, la testimonianza di Ezio Flori, pubblicata sull’Emporium nel 1932, ci permette di riscoprire questo aneddoto e di immaginare Manzoni non solo come un grande scrittore, ma anche come un raffinato buongustaio.
